Cronache da Babele

Fatti e misfatti dell’odierna società

Cronache da Babele

Ed. L’Archetipo, Roma – 2022

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Per quasi due decenni, dal 2002 al 2020, “Il cronista” ha registrato sul mensile L’Archetipo, con i suoi versi a volte caustici, altre volte dolenti, altre ancora taglienti, quello che devastava, e tuttora devasta, l’ambiente esteriore e interiore del nostro mondo.
Nella lunga poesia “Il Bel Paese” egli scrive all’inizio:

Lo ricordate “vivi e lascia vivere”?
Era il motto del popolo italiano
impresso sul blasone che mostrava
un tipo ridanciano, pacioccone,
nutrito a maccheroni e fantasia.
Patria di santi, musici e poeti,
navigava alla buona, trasmigrava,
pur restando in sostanza casa e chiesa.
Aveva porte senza serrature,
a chi bussava dava il benvenuto.
Era galante con le donne, ai vecchi
cedeva il posto, ne ascoltava i saggi
consigli, rispettava la parola,
e una stretta di mano era il notaio.
Poi qualcosa è cambiato. Come e quando
nessuno lo rammenta. A un certo punto
un male oscuro ci ha colpito al cuore…

Seguono esempi drammatici, cupi e delittuosi tratti dalla cronaca attuale. Ma il poeta non può accettare che le cose restino per sempre cosí, e prefigura il recupero dei valori che sembrano dimenticati, ma che lui crede che siano tuttora nascosti ma sempre vivi nel cuore degli abitanti di questo nostro Bel Paese. E allora cosí conclude:

Italia solatía, dolce paese,
dove regnava il culto della festa,
dove ognuno copriva le sue spese,
uscirai da quest’epoca funesta,
avrai di nuovo i tuoi Calendimaggio
e non saremo piú mucchio selvaggio!

E noi speriamo che il poeta abbia la meglio sul cronista, che abbia visto lontano e che il risveglio auspicato si verifichi per questa nazione, privilegiata per la bellezza dei suoi luoghi e per la ricchezza d’ingegno, arte e sentimento del popolo italiano.